Architettura dell’informazione a faccette libere

di

L’architettura di un sito web deve essere basata su uno schema classificato? Inevitabilmente sì, almeno nel senso che qualsiasi organizzazione dei menu e dei collegamenti ipertestuali è di per sé una classificazione. D’altra parte, pochi sono gli esempi di siti che sfruttino i raffinati schemi di classificazione messi a punto dalla biblioteconomia in decenni di […]


L’architettura di un sito web deve essere basata su uno schema classificato? Inevitabilmente sì, almeno nel senso che qualsiasi organizzazione dei menu e dei collegamenti ipertestuali è di per sé una classificazione. D’altra parte, pochi sono gli esempi di siti che sfruttino i raffinati schemi di classificazione messi a punto dalla biblioteconomia in decenni di ricerche (un bell’esempio italiano è il Virtual reference desk delle biblioteche pubbliche toscane): di solito invece le classi, spesso chiamate “categorie”, sono coniate empiricamente, in base alla presunta frequenza d’uso o a qualche logica locale.

In un caso come nell’altro, i siti assumono una struttura gerarchica piramidale, fatta di menu di primo livello, dai quali ne dipendono altri di secondo livello e così via, con occasionali rinvii trasversali: “l’albero di Porfirio”, considerato una base dell’organizzazione della conoscenza fin dagli antichi logici greci. Questo modello permette una rappresentazione dei contenuti chiara e coerente. D’altra parte, per muoversi da un ramo all’altro si è costretti a imparare la logica gerarchica dello schema, che non sempre corrisponde ai modelli mentali del navigatore (o, potremmo dire in questo caso, dell’arrampicatore).

Certo, non esistono pasti gratis: se davvero vogliamo trovare informazioni significative dobbiamo sempre essere disposti a impegnare un po’ di pazienza e di attenzione. Ma qualcuno, come i progettisti del Platypus wiki, suggerisce che la ricerca può essere snellita se si permette di raggiungere uno stesso punto attraverso più percorsi alternativi, ciascuno corrispondente a un aspetto (una faccetta) dell’informazione cercata. Come dire che certi rami, dopo essersi divisi, si riuniscono in un punto successivo, corrispondente a un’informazione composta di più elementi diversi (qualche volta succede anche negli alberi veri, quelli vecchi e molto intricati). Nella teoria matematica dei grafi questa rifusione dei rami si chiama assorbimento.

Negli anni Sessanta i membri del Classification Research Group, e in particolare il bibliotecario londinese Derek Austin (1969), escogitarono un nuovo tipo di schema. Il loro punto di partenza era la classificazione a faccette di Ranganathan, ma provarono a fare a meno della sua tradizionale impostazione per discipline: per esempio, invece di classificare un testo come un documento “di zoologia”, si limitarono a dire che parlava “di animali”. Non essendo più raggruppati per discipline, i concetti dovevano essere elencati dello schema secondo qualche altro criterio. Douglas Foskett, un altro geniale membro del CRG, suggerì di usare la teoria filosofica dei livelli di integrazione: elencare cioè prima i fenomeni di livello di organizzazione più semplice, come i quark e gli atomi, poi le molecole, quindi i cristalli, gli organismi, le società, e così via fino ai più elevati prodotti dell’intelletto umano quali le arti, i sistemi di pensiero e le istituzioni.

In questo modo ogni concetto ha un posto preciso nello schema generale (“animali” sta al livello degli organismi), ma al contempo può essere combinato con qualsiasi altro concetto per rappresentare il contenuto di un documento: ad esempio trasporti : animali : Medioevo può corrispondere a un testo sugli antichi mezzi di locomozione a trazione animale. Perciò il nostro documento può essere trovato cercando “trasporti”, ma anche cercando “animali” oppure “Medioevo”, a seconda del punto di partenza e dell’interesse dell’utente.

L’argomento è stato dunque scomposto nelle sue faccette, le quali però non sono vincolate alla combinazione standard di una determinata disciplina, come nella classificazione di Ranganathan: qui, tutto può essere combinato con tutto. Per questo Austin (1976) descrisse il sistema come freely faceted, che possiamo tradurre a faccette libere.

All’epoca, per mancanza di fondi e per nuovi impegni, la sperimentazione del CRG non fu più sviluppata. Tuttavia un recente progetto di ricerca dell’ISKO riconsidera questa tecnica, che sembra essere particolarmente adatta al recupero di informazioni in ambiente digitale (cf. Gnoli 2003): infatti ogni concetto può essere trattato come una semplice parola-chiave, separato dagli altri concetti da uno spazio. Non si tratta però di parole-chiave qualsiasi, ma di concetti disposti in ordine decrescente di livello di integrazione (prima i trasporti, poi gli animali e infine il Medioevo), cosicché in una lista il documento verrà posizionato in base al livello più alto di cui tratta (i trasporti, vicino ad altri documenti sui trasporti). Nello schema infatti i concetti sono rappresentati da simboli alfanumerici di valore sempre più alto man mano che si sale di livello.

Le faccette libere si possono applicare a un classico database bibliografico (cf. Gnoli & Merli 2005), ma anche a un sito. Un semplice esempio è realizzato nel sito Dove comincia l’Appennino, dedicato a un territorio montano a cavallo fra Liguria, Emilia-Romagna, Lombardia e Piemonte, del quale sono trattati molti aspetti diversi: naturalistici, storici, dialettologici, di musica e cultura tradizionali… Per ciascun aspetto, che è poi un livello di integrazione, una voce del menu principale porta a una pagina introduttiva. A queste si aggiungono singole pagine monografiche su aspetti particolarmente interessanti o caratteristici del territorio.

Nel primo anno e mezzo di esistenza del sito (ottobre 2003-febbraio 2005), ogni pagina monografica era classificata nel solito modo gerarchico, come appartenente a una delle sezioni: ad esempio, la pagina dedicata ai cantastorie della famiglia Cereghino rientrava nella sezione di Musica. In effetti però questa pagina può essere interessante non solo dal punto di vista musicologico, ma anche per altri aspetti, come le personalità dei Cereghino o il luogo in cui vivevano – proprio perché il sito si interessa in modo trasversale di tutto ciò che è accomunato dall’appartenenza a questo territorio. Perciò si è pensato che un’architettura a faccette libere sarebbe risultata più efficace. Le pagine monografiche sono allora state elencate in un piccolo database MySQL (destinato ad essere incrementato man mano che il sito cresce), descrivendo ciascuna tramite il nome del file, il titolo e i codici di classificazione corrispondenti alle sue diverse faccette: Xi Qy 9x significa musica : persone : val Fontanabuona.

Nelle pagine introduttive di ciascuna sezione è stato quindi inserito uno script PHP, che permette un’estrazione dinamica dal database. Per esempio, nella pagina sulla musica, oltre a un testo generale introduttivo sull’argomento, viene visualizzato un menu delle pagine monografiche che hanno a che fare anche con la musica. Questo è ottenuto con una query che estrae dal database i titoli di tutti i record contenenti Xi nel campo della classe, e li visualizza sottoforma di link al file corrispondente. Si noti che il menu risulterà ordinato per livelli di integrazione crescenti, criterio che seppur non esplicito in genere fornisce sequenze intuitivamente sensate. La pagina sui cantastorie Cereghino compare così nel menu della musica, ma anche in quello delle persone e in quello della val Fontanabuona. Il navigatore potrà trovarla seguendo uno qualunque di questi percorsi.

Le pagine di questo sito sono solo qualche decina; la classificazione a faccette libere si può però vedere impiegata in modo più massiccio, nonché esplicito, nella sezione Libri e articoli: qui oltre 400 riferimenti bibliografici riguardanti il territorio in questione sono estraibili sostanzialmente con lo stesso sistema, attraverso un’apposita interfaccia di ricerca. Essa non fa che sfruttare la struttura concettuale del sistema di classificazione: in quest’ultima e non in un particolare software risiede l’efficacia della tecnica, tanto è vero che gli script sono stati realizzati con comuni strumenti open source.

Queste prime esperienze mostrano che la tecnica a faccette libere, seppur ancora bisognosa di affinamenti e sviluppi, può essere utilizzata in modo efficace, e magari in futuro applicata a raccolte di informazioni di maggiori dimensioni e importanza. Qualsiasi commento o suggerimento in questo senso è ben accetto (scrivi a: gnoli at aib.it, specificando come oggetto: Faccette libere).

Bibliografia

Austin, D.
1969 Prospects for a new general classification, Journal of librarianship. 1 : 1969. 3. pp. 149-169.
1976 The CRG research into a freely faceted scheme, in Classification in the 1970s: A second look, Arthur Maltby ed., Bingley, London, pp. 158-194.

Gnoli, C.
2003 Coordinazione, ordine di citazione e livelli integrativi in ambiente digitale, http://www.aib.it/aib/sezioni/emr/bibtime/num-vi-1/gnoli.htm.

Gnoli, C. & Merli, G.
2005 Notazione e interfaccia di ricerca per una classificazione a livelli, AIDA informazioni, 23 : 2005, n. 1.

24.04.2005