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Lo zen e il Web: la pratica gentile della semplicità

di Chiara Ferrigno

Nel cosiddetto Web 2.0, dove la comunicazione è interazione, la gentilezza tra le persone torna ad essere centrale. La relazione intesa come “com-passione, con-divisione” sembra una delle cifre più significative del Web partecipativo, non solo online ma anche nella nuova Internet delle cose. Persona al centro del design prima ancora che design centrato sull’utente.


Steve Krug parla di “usabilità come normale cortesia”: una trasposizione tecnologica dell’amorevole gentilezza buddista. Ma si tratta davvero di tecnologia? Oggi quasi non si usa neppure più il termine “cortesia”. Invece, soprattutto nel cosiddetto web 2.0 dove la comunicazione è interazione, la gentilezza tra le persone torna ad essere centrale. La tecnologia torna ad avere al centro l’uomo: il web 2.0 o come lo si voglia chiamare è questo: un ritorno alle origini.

L’amorevole gentilezza verso l’utente è l’applicazione dello user centered design, la sua declinazione online (non solo sul Web ma sull’intera Rete, e quindi - domani - anche nell’lnternet delle cose). Ascoltare, prestare attenzione, anche banalmente rispondere alle mail.

Analogamente, è “zen” il principio della concentrazione del senso nel massimo della semplicità (less is more / haiku): nel dettaglio è il tutto, anche in una sola riga, anche in una sola parola (Kabat-Zinn, Dovunque tu vada ci sei già). Siamo parte di un tutto, in noi è tutto (la “non-carta” di Nath Hanh, Essere Pace). Vale per la scrittura e per la grafica, per qualsiasi “segno”.

Entrare in relazione come “com-patire, con-dividere”, sapersi mettere nei panni dell’utente non solo al momento della progettazione ma anche in quella della gestione del sito (e di ogni interazione in genere): è il Web della condivisione.

Vivere con la Rete: essere qui e ora, dentro il presente. Lasciare “scorrere” (lasciar andare, lasciar cadere) il multitasking. Essere come si è, divenire ciò che si è (Nietzsche). Smettere di essere altrove, sempre. La Rete forse è un modo per recuperate una dimensione più profonda dell’essere, al di là dell’apparenza (anche se invece può far inclinare alla fretta continua, alla frammentazione di se stessi, alla produzione di file on-demand). Può favorire un’ecologia della mente e delle relazioni, dell’”essere insieme” (ancora il Web della condivisione: non c’è dualità, ma tutto ritorna e si intreccia).

1.
sessanta lune:
i petali di un haiku
nella tua bocca:

2.
l’acquario acceso
distribuisce le rane
tra le cisterne:

3.
è il primo vino:
calda schiuma che assaggio
sulla tua lingua:

4.
pagina bianca
come i tuoi minipiedi
di neve nuova:

(Sanguineti, Quattro haiku)

silenzio:
graffia la pietra
la voce delle cicale.

(Basho)

Per approfondire

13.02.2008 - Chiara Ferrigno