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Euristiche per l’architettura dell’informazione

di Luca Rosati

L’esigenza di non dover ripartire ogni volta da zero, e di sistemare in qualche modo l’esperienza via via acquisita mi ha indotto a fabbricarmi queste linee guida: intese soprattutto come strumento di progettazione, esse possono funzionare anche come griglia di analisi di progetti già esistenti.


Sommario

Introduzione

La distinzione fra macro-architettura e micro-architettura (che queste linee guida operano) è secondo me utile a evitare molti fraintendimenti e a chiarire a che livello si sta operando: intero sito/applicazione; singola pagina/unità.

Questa distinzione si ispira al libro Rete Retorica che indaga rapporto fra retorica e architettura dell’informazione. Reinterpretando le categorie della retorica classica (e quelle proposte da Calvino nelle Lezioni americane) alla luce della architettura dell’informazione, Francesca Ursini nota che alcune categorie

[hanno] una valenza sia all’interno dell’intera architettura del sito che nella singola pagina e ciò si può riscontrare per tutti e sei gli imperativi calviniani, tanto da poterli reinterpretare attraverso il concetto di metacategorie. Ciascuna categoria, infatti, possiede una duplice dimensione di applicabilità: una all’interno del sito e una che si sviluppa all’interno della singola pagina (Ursini 2005: 57-8).


Macro architettura

Trovabilità 1: presenza di un criterio di classificazione generale dei contenuti

Classificazioni gerarchico-enumerative (o monodimensionali) vs. classificazioni analitico-sintetiche (o multidimensionali, o a faccette).

Ma quando usare l’una e quando l’altra; o quando integrarle e come?

Quando si adottino classificazioni gerarchico-enumerative, che tipo di coerenza hanno tali sistemi?

Un’interessante ricerca sui principi di divisione nelle classificazioni del Web è stata realizzata da Zins (2002). Lo studioso, dopo aver analizzato nove siti della rete (portali commerciali, directory, selezioni di risorse da parte di bibliotecari) con lo scopo di dedurne gli schemi organizzativi e il loro livello di “mescolamento”, dimostra come “a mixture of categories that reflect different classificatory criteria” (Zins, 2002) sia la norma del Web.

Ma sul Web è necessario impiegare un solo principio di divisione alla volta? In altre parole, la mutua esclusività delle categorie e di conseguenza la coerenza sono proprietà irrinunciabili degli schemi di classificazione del Web? E ancora: il rigore metodologico nella costruzione delle classificazioni, e quindi il rispetto delle regole e dei principi propri di un corretto procedimento classificatorio, sono requisiti fondamentali o si possono mettere da parte a favore di un approccio maggiormente “disinvolto”?

Secondo Zins (2002) infatti: “a structured classification scheme helps users to overcome the perplexing effect of the chaotic nature of the Internet by providing a cognitive model of information domain [...]. However, very often a cognitive model of the information domain can be misleading, since it may be based on a biased, illogical, or inconsistent scheme”. Anche Rosenfeld e Morville (2002) sono di parere simile: “il potere di uno schema organizzativo puro deriva dalla sua capacità di suggerire un semplice modello mentale che l’utente può facilmente comprendere. Gli utenti riconoscono facilmente un’organizzazione specifica per audience o per argomento e schemi organizzativi puri abbastanza piccoli possono essere applicati a grandi quantità di contenuto senza sacrificarne l’integrità o sminuirne l’usabilità. Tuttavia, quando si inizia a miscelare elementi di molteplici schemi, ne consegue spesso confusione e le soluzioni sono raramente scalabili. Poiché le parti sono mischiate tra loro, non possiamo formarci un modello mentale”.

Un sistema coerente è anche maggiormente prevedibile: all’utente potrebbe bastare la lettura di solo alcune classi per dedurre tutte le altre, rendendo così più semplice e più rapida l’attività di comprensione e di apprendimento. A volte, per esempio se l’utente trova subito l’informazione che cercava (magari ancor prima che la pagina si sia completamente caricata!), può capitare che veri e propri modelli mentali non vengano prodotti: “gli utenti decidono molto velocemente quali parti della pagina sembrano avere informazioni utili e poi quasi nemmeno volgono lo sguardo al resto — quasi come se non ci fosse” (Krug, 2000). Quando modelli mentali sono invece necessari, la rapidità della loro creazione e la prevedibilità del sistema sono aspetti molto importanti (Marino 2004).

Quando si adottino invece classificazioni di tipo analitico-sintetico o a faccette, in che misura queste sono applicate rispetto agli standard bibliotecari? Vale a dire: la faccettazione (o sfaccettatura) dei contenuti si ispira solo nella logica di fondo alla Faceted Classification, o ne sposa anche aspetti più specifici: riferimento allo schema generale di Ranganathan o allo schema generale del Classification Research Group; ordine di citazione delle classi e notazione specifica?

Qualunque sia il sistema usato, in che misura esso favorisce la trovabilità?

  • Più modalità di accesso sulla base di diversi bisogni informativi
  • la soddisfazione, senza troppi clic, delle esigenze più popolari
  • una classificazione coerente, intuitiva e autoesplicativa
  • grado di scalabilità dello schema, e quindi capacità di accogliere contenuti non previsti inizialmente.

Thesauri e vocabolari controllati

Lo schema di classificazione utilizzato è integrato da vocabolari controllati o thesauri?

Per una introduzione al problema vedi Fast - Leise - Steckel 2002, All About Facets & Controlled Vocabularies.

Navigazione principale

Solitamente gli utenti guardano al menu di navigazione per comprendere che tipo di contenuti offre il sito, come questi sono organizzati e come raggiungere ciò che stanno cercando.

  • In che misura la navigazione riflette il criterio di organizzazione dei contenuti?
  • Quanti opzioni offre per volta, e in che modo? Cioè, in che modo bilancia ampiezza e profondità?

Trovabilità 2: navigazione contestuale e circolarità dell’informazione

In che misura, reperito un item il sistema permette di reperirne altri semanticamente correlati a quello corrente?

Un tema che mi sta particolarmente a cuore è quello di fornire all’utente sempre spunti ulteriori di navigazione, anche quando questi abbia (presumibilmente) raggiunto il proprio obiettivo di navigazione (l’item cercato - il dettaglio di una notizia, la scheda di un servizio o prodotto).

Questo approccio aiuta fra l’altro a smembrare un contenuto complesso in più unità (chunks), ciascuna corrispondente a un diverso stadio di consultazione e approfondimento (e quindi a un diverso tipo di esigenza o obiettivo). Ma aiuta anche a stabilire correlazioni profonde fra i diversi contenuti e le diverse sezioni di un sito, o fra il nostro sito e altre risorse esterne, stabilendo quella che io chiamo circolarità virtuosa dell’informazione (Rosati 2004).

Per quanto concerne il posizionamento dei link contestuali, all’interno del testo principale o raggruppati in una sezione a parte, IBM Ease of Use consiglia:

Keep links separate from narrative text blocks
Links can add to the depth of information in your site. However, too many links within a block of text can disrupt continuity and understanding. Where possible and appropriate, place links at the beginning or end of paragraphs or sections of narrative text (IBM Ease of Use).

Ausili alla navigazione

Strumenti che aiutino i visitatori nell’orientamento:

  • Indicatori di posizione: briciole di pane o colorazione delle voci di menu
  • concetti o categorie (soggetti) sotto i quali è classificato un certo item.

Ma sul concetto di orientamento dell’utente non c’è uniformita di vedute. Che cosa dobbiamo intendere per orientamento? E in che misura è importante che l’utente sappia dove si trova? Su questo tema hanno dibattuto a lungo Merholz e Hurst, sostenitori di due visioni contrapposte. Nell’articolo Architettura, dimensioni e circolarità dell’informazione (par. Architettura dell’informazione e navigazione) ho tentato di dirimere la questione inquadrandola all’interno di due distinti approcci alla classificazione.

Il motore di ricerca

Per questo ambito rimando alle euristiche di Rosenfeld 2004b, IA Heuristics for Search Systems.


Micro architettura

Struttura logica delle url

Anche la url della pagina rappresenta uno strumento di orientamento e identificazione: è opportuno che la struttura della url rifletta l’architettura logica del sito, sia coerente con il titolo della pagina (e il link che punta ad essa) e con eventuali indicatori di posizione.

Ma, soprattutto, è importante che la url sia logica, cioè comprensibile all’occhio umano e priva di inutile ‘rumore’ (tutto ciò che all’uomo non serve) come variabili, caratteri speciali etc.

Some might argue that, in a perfect world, URLs would be used only by machines, hidden entirely from users. But in our imperfect world, users have come to depend on URLs to communicate key information as they navigate through the Web.

[...] Recognizing that people really do read URLs - and, in turn, making those URLs easy for people to read - is really just an extension of the user-centered philosophy of design (Garrett 2002).

Architettura della homepage

Su questo tema vedi la raccolta di risorse su (Home)page design nel sito Lucarosati.it.

Information Design

Nielsen definisce la pagina web come un terreno da lottizzare; Krug, come un tabellone da progettare su misura.

Ma non basta che questa lottizzazione sia solo visuale (ripartizione della pagina in aree ben definite): occorre che tale lottizzazione sia anche logica. Vale a dire che deve esserci una corrispondenza logica fra spazi (i ‘lotti’) della pagina e funzioni/informazioni in essi contenute. E che tale corrispondenza sia coerente da pagina a pagina.

Riguardo alla correlazione spazi-funzioni, esistono due principali approcci:

  • quello che propende per una certa standardizzazione nel posizionamento degli elementi in base alle aspettative dell’utente (Bernard, Nielsen)
  • quello che privilegia il concetto di affordance (la capacità degli elementi di essere riconosciuti per ciò che sono da parte degli utenti, e di essere usati di conseguenza).

Sul tema vedi Rosati 2002, usabilità normativa e usabilità empirica.

Markup: architettura dell’informazione e standard W3C

Quasi un corollario al punto precedente. Se l’architettura dell’informazione va oltre la pura dimensione visuale, è opportuno allora che vi sia una coerenza e corrispondenza logica anche fra architettura informativa della pagina e architettura del markup.

La suddivisione in blocchi (table, td, div etc.) e la scelta dei tag utilizzati dovrebbe riflettere il più possibile l’architettura logica della pagina.

Da questa prospettiva, sussiste a mio avviso un legame stretto fra architettura dell’informazione, standard web e accessibilità; e si vede come l’architettura dell’informazione non sia disgiunta dalle problematiche inerenti la scrittura del codice di una pagina. Anche il markup è architettura dell’informazione!

Separazione fra struttura e presentazione, uso ’semantico’ dell’(X)HTML, corretta gerarchizzazione dell’informazione tramite gli Heading Paragraph (H1 - H6).

Su questi temi vedi W3C 2002, Valutare l’accessibilità dei siti Web (nella traduzione italiana di Michele Diodati).


Bibliografia

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2004 Architettura, dimensioni e circolarità dell’informazione, Trovabile.
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2005 Il testo in Rete e i suoi principi organizzativi retorici: tra Grice e Calvino, in Rosati - Venier (2005: 31-66).

04.02.2006